Il ministro Scholz e l’“ideologia tedesca”

scholz germania

Oggi vi racconto una storia.

Olaf è un socialdemocratico. Cosa ciò significhi di questi tempi è assai dubbio. Ma, soprattutto, Olaf è l’erede di Wolfgang. E questo significa molto di più.

Immaginate che negli ultimi anni il nostro Wolfgang abbia stretto la cinghia, anche quando altri gli consigliavano: “Wolf, ti potresti permettere di allentare un po’ quella maledetta cintura!” Ma Wolfgang neanche ascoltava quelle richieste. A lui piaceva lo schwarze null, lo “zero nero”. Mai spendere più di quello che si incassa. La nuova ideologia tedesca.

E un giorno il conservatore Wolfgang deve lasciare il posto a Olaf. Un’occhiata basta a far capire al nostro amico socialdemocratico che le regole di Wolfgang devono continuare a valere.

Wolfgang Schäuble Germania
Wolfgang Schäuble

 

Chi sono Wolfgang e Olaf?

Sono chiaramente il signor Wolfgang Schauble (che dal 2008 al 2017 è stato ministro delle finanze tedesco) e il signor Olaf Scholz, che dal 2018 ricopre la stessa carica.

Schauble è un falco, famoso per il suo impegno ad avere un bilancio in pareggio ed evitare deficit. Dopo qualche anno nel ruolo di ministro delle Finanze è riuscito a raggiungere il suo obiettivo e dal 2014 la Germania ha registrato avanzi di bilancio (incluse le spese per interessi) per quattro anni consecutivi.

Con questa pesante eredità alle spalle, Scholz non poteva certo discostarsi dalla linea del pareggio. Basta leggere certe sue dichiarazioni per capire che si sarebbe mantenuto nel solco del cristiano-democratico Schauble:

La chiara precondizione di ogni piano di bilancio del governo è ottenere un bilancio in pareggio, senza nuovi debiti.

finanze tedesche
fonte: Banca Centrale Europea

 

Esclusione di ogni politica di deficit spending, dunque. Quella politica di cui ci sarebbe bisogno affinché le fratture interne all’Eurozona, e all’Europa in generale, non si allarghino ancora di più. È noto infatti che la Germania è un grande Paese esportatore, che ha raggiunto questo status non solo grazie all’innovazione, ma anche per mezzo di una politica di compressione della domanda interna (e grazie a una moneta – l’euro – sottovalutata per i suoi standard). Negli ultimi anni l’avanzo commerciale della Germania (esportazioni – importazioni) è cresciuto in continuazione, arrivando circa all’8% del Pil.

Il 36% delle esportazioni tedesche sono dirette verso altre nazioni dell’Eurozona. L’avanzo commerciale della Germania verso la sola area euro è circa il 3% del Pil (dati 2017). Affinché gli squilibri commerciali fra Paesi dell’Eurozona possano essere corretti sarebbe necessario che la Germania rinunciasse all’avanzo di bilancio e, attraverso una politica espansiva, stimolasse la domanda interna. Ciò farebbe aumentare le importazioni e farebbe crescere l’inflazione, riducendone il differenziale rispetto agli altri Paesi. La Germania potrebbe così iniziare a svolgere realmente il ruolo di locomotiva dell’economia continentale.

avanzo commerciale Germania
fonte: dati OCSE

Ma due tabù tedeschi dovrebbero essere infranti. Uno è l’ossessione per lo schwarze null. Il secondo è la paura atavica per l’inflazione, uno strascico antico di Weimar. Due elementi chiave della nuova ideologia tedesca, se così la vogliamo chiamare. Un’ideologia che accomuna destra e sinistra, cristiano-democratici e socialdemocratici.

Marx chiamava ideologia tedesca, in un suo libro scritto con Engels, la filosofia del suo tempo, rappresentata da Feuerbach, Stirner e Bauer. Una filosofia a parer loro “ideologica”, perché imprigionava gli uomini e li capovolgeva come in una camera oscura. Anche la moderna politica economica tedesca è impregnata fortemente dall’ideologia, un’ideologia rigorista e ordoliberista, che sembra non ammettere deviazioni.

 

Senonché, oggi non solo l’economia degli altri Paesi europei, ma anche la stessa economia tedesca avrebbe bisogno di una politica espansiva. Secondo gli ultimi dati la produzione industriale della Germania è calata a dicembre per il quarto mese consecutivo. Nel terzo trimestre del 2018 il Pil è sceso dello 0,2% e su base annuale è stimato in crescita dell’1%, in netto calo rispetto agli anni scorsi. La Commissione europea ha tagliato le stime di crescita per il 2019 da 1,8% a 1,1%.

Tuttavia, questi dati non sembrano smuovere più di tanto il ministro delle finanze Scholz, che rigetta i timori di un serio calo economico e si mostra preoccupato più per le esigenze di bilancio che per le possibilità di una recessione.

Innanzitutto, Scholz si sarebbe detto contrario alle proposte della CDU, alleato di governo della SPD, di tagliare le tasse per stimolare l’economia.

Inoltre, secondo il ministero delle finanze, entro il 2023 si aprirebbe un buco di 24,7 miliardi di euro nel bilancio tedesco a causa della riduzione delle entrate e dell’aumento della spesa (soprattutto per la crescita degli stipendi statali). Ciò provocherebbe un deficit di meno dell’1%, confrontando i dati con il Pil del 2017: una cifra irrisoria, tenendo conto anche del fatto che il rapporto debito/Pil tedesco è molto basso (64%). Ma questa possibilità rappresenta comunque una grande preoccupazione per i sostenitori a tutti i costi dello schwarze null. Immediatamente è trapelata la notizia che il ministero delle finanze vuole impedire il disavanzo di bilancio con alcuni tagli, secondo quanto riferisce il quotidiano tedesco Handelsblatt, rilanciato dall’agenzia Nova. E Scholz ha affermato:

Dovunque vi siano richieste di spesa aggiuntive, dovremo risparmiare da qualche altra parte.

In pratica, il ministro mette le mani avanti ed esclude implicitamente la possibilità di una nuova linea nella gestione delle finanze pubbliche, come a dire che già è sufficiente la paventata eventualità di un piccolo buco di bilancio.

 

Dunque, né una visione europea né una visione nazionale sembrano poter spingere la Germania a cambiare rotta verso l’espansione fiscale. Ma questa volta a pagarne le conseguenze saranno non solo gli altri europei, ma anche i tedeschi.

 

Fonti principali:

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